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Il coach non è un guru

Il 3 giugno, 2015

Il coach non è un guru

Nel suo ultimo film, “Le leggi del desiderio”, Silvio Muccino interpreta un sedicente life coach che somiglia piuttosto ad un guru: un elegante e fascinoso ciarlatano. Di quelli che per affermare se stessi inducono negli altri – goccioline in un mare di fans adoranti e plaudenti – un profondo senso d’inferiorità e dipendenza. Il personaggio, Giovanni Canton, dispone dei malcapitati usando senza scrupoli le armi del giudizio, delle arti persuasive e della manipolazione, forte della promessa di “lusso, potere, successo” e di un appeal cinico che si sgretolerà solo davanti alla semplicità di Nicole Grimaudo.

La caricatura di un coach

La caricatura Muccino-Canton è agli antipodi della filosofia autentica del Coaching, basata sull’accoglienza e la sospensione del giudizio, sull’ascolto attivo e la consapevolezza emotiva, sulla comunicazione non-violenta capace di generare nel cliente percorsi di crescita profonda. Eppure, a ben guardare, il “life coach” cinematografico qualcosa di familiare ce l’ha per davvero. Non ricorda anche a te certi pittoreschi personaggi autoproclamati “coach”, che occupano il web alternando toni ieratici ad atteggiamenti, metodi e promesse da venditori-di-folletto?

Ora il mondo del Coaching faccia chiarezza

“Le leggi del desiderio” invita i (veri) professionisti del Coaching ad una chiarezza che sinora è mancata. Le associazioni di categoria sono chiamate farsene promotrici. 

  • Da Gabriele Sola  0 Commenti   
  • Le leggi del desiderio, Silvio Muccino

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