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“Coach”: quella carrozza partita dall’Ungheria

Il 30 maggio, 2015

“Coach”: quella carrozza partita dall’Ungheria

Sai da dove deriva il termine “Coach”? Da una località ungerese, Kochs, non lontana dalla capitale Budapest e celebre perché vi venivano prodotte carrozze di qualità. Nel XIX secolo gli studenti delle università britanniche presero a definire Coach i tutor più capaci, quelli in grado di trasportarli “in carrozza” verso il capolinea dell’anno accademico.

Tim Gallwey, l’ideatore del Coaching

Mezzo secolo fa la definizione di Coach si trasferì al mondo dello sport USA con riferimento alla figura dell’allenatore tecnico-atletico. Apparteneva a quella categoria anche Tim Gallwey, l’ideatore del Coaching a cui oggi facciamo riferimento. Gallwey riscontrò il potere della domanda aperta, che lascia spazio libero alla proattività dell’atleta, rispetto alla metodologia classica (spesso in voga ancora oggi) basata sulla tecnica impositiva allenatore-atleta.

Il protagonismo dell’atleta, la capacità di lavorare su se stesso nella gestione dell’”inner game” (il gioco interiore tra sé agente e sé giudicante) grazie al contributo di John Whitmore trovò ben presto una declinazione universale, destinata a travalicare l’ambito sportivo.

Come due secoli fa, è sempre una “carrozza” a trasportare il Coachee verso la destinazione. L’abilità del Coach sta nell’oliarla ed accompagnarla, lasciandone al Cliente la conduzione attraverso un percorso di conoscenza di sé e autoconsapevolezza.

  • Da Gabriele Sola  0 Commenti   
  • coach, John Whitmore, Timothy Gallwey

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